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FUNZIONI ESECUTIVE E DISLESSIA, di Mauro Spezzi

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La rivoluzione neurocognitiva, scatenata dagli sviluppi delle neuroscienze, ha messo in evidenza l’importanza delle funzioni esecutive, processi cognitivi consci, distinti dalle condotte automatiche, le quali  consentono di esercitare forme di autocontrollo; favoriscono lo spostamento e il mantenimento dell’attenzione; attivano la memoria di lavoro; garantiscono la sequenzialità delle azioni.

Queste funzioni iniziano a emergere al settimo  mese di vita, grazie alla maturazione di un’area: la corteccia cingolata, situata nella parte interna dei due emisferi. Inizialmente chiamate “funzioni frontali”, in un secondo momento hanno assunto il nome di “funzioni esecutive” perché la ricerca scientifica ha dimostrato che la loro attività va oltre l’area frontale del cervello, coinvolgendo in modo significativo, attraverso una serie di connessioni, le zone corticali con quelle sotto – corticali (globus pallidus e talamo). I lobi frontali, in  particolarmente la parte anteriore (lobi prefrontali), costituisco  un’area deputata alla pianificazione dei comportamenti complessi che vanno dalle azioni volontarie, alla programmazione motoria, alla fluidità verbale e all’utilizzo di concetti e strategie; il loro coinvolgimento, e quindi quello delle funzioni esecutive,  nella dislessia è scontato, infatti l’esercizio della lettura  richiede grande ordine esecutivo e efficienza nel lavoro della mente.  Anche le ricerche di Laurie Cutting,  Peabody College,  Università Vanderbilt, Nashville, Tennessee, hanno riscontrato un interessamento dell’area frontale nel network cerebrale responsabile del linguaggio dislessico. Altri studi sulla dislessia, appartenenti alla teoria Magnocelllulare (Stein J., 2001), Cerebellare (Fawcett A., 2002) e Prassico – Motoria (Crispiani P., 2013), mettono in primo piano il disturbo delle funzioni esecutive causato dalla disprassia, la quale impedisce la regolazione cosciente delle azioni, inibendo l’ordine esecutivo della lettura. Il disturbato lavoro delle funzioni esecutive limita la cognitività, cioè quella  funzione psichica mentale che struttura le condotte umane, l’apprendimento delle informazioni, l’elaborazione della conoscenza, l’ideazione,  la programmazione ed il controllo di ogni comportamento. Parlare dell’interessamento delle funzioni esecutive nella dislessia vuol dire collocare la stessa nei  processi neurocognitivi complessi, interemisferici, centralmente regolati,  e una sua interpretazione come disordine generalizzato. Infatti il dislessico è  lento nel leggere ma si smarrisce anche nell’ascolto; è distratto; non riesce a collegare eventi comuni; incontra serie difficoltà negli inquadramenti spaziali; se l’insegnante detta, non riesce a scrivere al ritmo dei compagni; si stanca facilmente; non è consapevole dei propri processi mentali.