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DISPRASSIA: TRACCE NEL TRATTO GRAFICO, di Francesca Zannoni

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La scrittura è un’attività spazio temporale la quale genera un ritmo.
L’atto dello scrivere è un atto motorio e la traccia è il risultato di tale atto.

Introduzione

Ai bambini piace disegnare e, se non vengono inibiti, spesso involontariamente o inconsciamente, mostrano con piacere ed orgoglio i risultati della propria attività grafica. Tuttavia, come tutte le azioni umane, anche questa presuppone che si posseggano alcuni requisiti di base. Innanzi tutto è necessario un adeguato sviluppo della motricità fine a cui va associata la capacità di modulare la pressione che la mano esercita sulla superficie al fine di lasciare un segno. Oltre a ciò bisogna poter creare immagini mentali tanto per poter manipolare agevolmente i simboli, quanto per denominare i prodotti del proprio lavoro. Ma, se l’attività grafica necessita di abilità pregresse, è altresì vero che aiuta a svilupparne di nuove e a consolidare quelle già esistenti all’interno di un circolo virtuoso in continua evoluzione ed espansione. L’esercizio grafico migliora la motricità fine attraverso la stimolazione del coordinamento occhio-mano, con conseguente miglioramento delle capacità visuo-percettive. La visione e la motricità, infatti, non si configurano come funzioni isolate, ma rimandano alla percezione tonica del corpo nella sua totalità. E’ questa che consente ad “un gesto che ha lasciato una traccia”, di assumere lo statuto di produzione grafica. Inoltre la manipolazioni delle immagini mentali, che si realizza attraverso le azioni di trasposizione, rotazione, specularità, ecc, interferisce positivamente non solo sulla strutturazione delle relazioni spazio/temporali, ma anche sulla competenza rappresentativa globale e sulla conoscenza dello schema corporeo, contribuendo a sviluppare la cognitività e l’intelligenza. Gli studi di neuroscienze hanno evidenziato che l’esercizio dell’attività grafica, come lo scrivere a mano, e specialmente lo scrivere in corsivo, contribuisce a migliorare il funzionamento del Sistema Nervoso, soprattutto in relazione all’attività dell’emisfero Dx (visivo-percettivo), mentre il linguaggio verbale coinvolge prevalentemente l’attività dell’emisfero Sx (analitico-verbale). Tuttavia per coloro che si occupano di apprendimento, al di là di conoscere la corretta collocazione delle funzioni emisferiche, è importante sapere che le informazioni in entrata possono essere gestite in modi differenti e che i due emisferi possono contenere un vasto numero di combinazioni. Non va inoltre sottovalutato il ruolo che l’attività grafica occupa all’interno della maturazione affettiva globale del bambino. Infatti è il clima psico-affettivo che, a un livello più generale, permette di trovare un equilibrio, sia di tipo statico che dinamico, tra tensione e distensione muscolare necessario ad avviare l’attività grafica prima e, successivamente quella scrittoria. Nonostante queste considerazioni siano ormai abbondantemente diffuse e condivise, ancora oggi i genitori non rispondono ai primi segni grafici mostrati dal bambino con la stessa immediatezza con cui reagiscono ai suoi primi vocalizzi. Proprio per questo motivo Oliviero Ferraris sostiene che l’attività grafica diventa un gioco personale che il bambino ha con se stesso, posticipando il suo valore comunicativo e relazionale. Eppure, come abbiamo accennato, si tratta di attivitò ludico-educative che, accompagnate ad una adeguata manipolazione, ad attività motoria generale, a giochi di pianificazione e così via, arricchiscono la conoscenza di quelle competenze spaziali, temporali, simboliche, associative ecc, che andranno a caratterizzare e a facilitare l’apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo.

La disprassia si configura come un disordine della sequenzialità e si contraddistingue per le difficoltà a compiere movimenti volontari coordinati tra loro in funzione di uno scopo. Il bambino disprassico quindi non ha problemi a capire le cose, ma farà fatica ad impararle perché stenta a generalizzare , ad associare, a pianificare azioni coordinate in sequenze e ad elaborare strategie. Da un punto di vista funzionale significa che l’apprendimento di attività globali, cioè complete, come leggere, scrivere o disegnare, ma anche sciare o guidare, può essere relativamente veloce, ma saranno l’esercizio e la ripetizione a migliorarne la pratica creando gli automatismi esecutivi e procedurali, cioè abituando ad utilizzare correttamente ciò che si è appreso. La disprassia incide dunque sulle FUNZIONI ESECUTIVE, ossia su quelle funzioni che presiedono l’agire umano nella sua completezza. Pertanto, per il suo carattere di pervasività, si rappresenta come CONDIZIONE DISPRASSICA.

Scrittura, comunicazione e relazione
La scrittura ha una forma. Pertanto può essere considerata come un tipo particolare di disegno. Ma è anche una sorta di biglietto da visita per mezzo del quale ognuno di noi si presenta al mondo. Infatti, indipendentemente da quello che si vuole rappresentare o dal risultato del prodotto, lasciare una traccia su una superficie significa lasciare un segno di sé che ci impegna a livello comunicativo. Attraverso la nostra produzione grafica ci sveliamo. Abbiamo quindi a che fare con nozioni importantissime come il concetto di identità e quello di relazione. Proprio come avviene per il linguaggio analogico, la scrittura e il disegno comunicano all’esterno molto di più di quello che siamo disposti ad ammettere. Chi ritiene di non saper disegnare non mostra le proprie creazioni. Allo stesso modo coloro che pensano di possedere una brutta grafia non amano mostrare la propria scrittura. Se sono costretti a farlo utilizzano lo stampato, volutamente autolimitando la propria espressività tramite un carattere privo di fluidità e personalità. Pensiamo quindi ad un bambino disprassico e probabilmente disgrafico.
Come può vivere il suo quotidiano scolastico?
Negare un problema non aiuta a risolverlo, né da un punto vista funzionale, né da un punto di vista emotivo. Per questo rimuovere o negare il “problema scrittura” unicamente fornendo allo studente un tablet o una tastiera, o esortandolo a scrivere solo in stampato, non risolve il disagio psichico e il mortificante senso di inadeguatezza e incompetenza che ne può derivare. Se mai lo accentua.

Disprassia e segno grafico
Elementi della condizione disprassica sono pertanto rilevabili a livello del tratto grafico, sia per quanto riguarda la scrittura che per quanto riguarda il disegno. Nella riproduzione di un disegno geometrico complesso (ad esempio la figura di Rey) i ragazzi disprassici presentano:

  • arresti di controllo frequenti ( il tratto non è né omogeneo né fluido. Non è continuo ma presenta molte interruzioni)
  • momenti di tensione (ispessimento della pressione) alternati a momenti di rilassamento (alleggerimenti e allentamenti del filo grafico)
  • esitazioni (nell’incipit e ad ogni stacco)
  • cattivo posizionamento nello spazio
  • anomalie nella velocità di esecuzione
  • correzioni/cancellature/sovrapposizioni/ripassi
  • anomalie nella forma

Analogamente la loro scrittura presenterà:

  • arresti di controllo frequenti ( il tratto non è né omogeneo né fluido. Non è continuo ma presenta molte interruzioni. Il tratto è frammentato)
  • momenti di tensione (ispessimento della pressione) alternati a momenti di rilassamento (alleggerimenti e allentamenti del filo grafico)
  • esitazioni (nell’incipit e ad ogni stacco)
  • cattivo posizionamento nello spazio
  • spaziature irregolari (tra righe e tra parole) segno di difficoltà a mantenere i ritmi s/t
  • anomalie nella velocità di esecuzione (gesti rallentati o precipitati)
  • contatto angoloso col rigo di base (cambi di direzionalità non fluidi)
  • difficoltà nei collegamenti ( continuità tra lettere è spesso interrotta con segni di tensioni e ritorni a sx)
  • correzioni/cancellature/sovrapposizioni/ripassi
  • anomalie nella forma ( lettere schiacciate, addossate, a ritroso, dissociate, ecc…)
  • scrittura poco personalizzata

Nello sviluppo del gesto grafico il bambino passa da una situazione iniziale, caratterizzata da impulsività, con gesti ampi e con rapidi movimenti del braccio, eseguiti indifferentemente con la mano dx o con la mano sx, ad una situazione di maggior controllo della motricità e della direzionalità del gesto. Per far questo è necessario che la prensione passi da palmare a pollice/indice e che attivi un controllo della spalla del gomito ( che diventando un fulcro riduce l’ampiezza della leva e migliora la precisione ) e del polso che deve appoggiarsi saldamente al tavolo Inoltre l’occhio che prima osservava la mano che faceva, adesso la dirige e la orienta. Non va inoltre dimenticato che le prime forme/figure si sviluppano sulla verticalità e successivamente vengono collocate su un medesimo piano ideale ( orizzontalità). In questo modo vengono tradotte a livello grafico le coordinate spaziali e relazionali con cui il bambino si confronta nel quotidiano, ovvero i concetti si sopra/sotto, alto/basso, davanti/dietro, destra/sinistra. Sebbene inizialmente possano comparire, prive di valenza clinica, immagini capovolte o ribaltamenti di direzionalità, il loro persistere in età scolare può far ipotizzare una situazione di INDIFFERENZIAZIONE ALTO/BASSO, indice di una scarsa padronanza della spazialità, o una situazione di INDIFFERENZIAZIONE DX/SX, indice di disordini nell’orientamento spazio-direzionale (b/d; p/q). Orton infatti sosteneva che, benché sia del tutto naturale la formazione nel cervello di immagini speculari rispetto agli oggetti percepiti, un’adeguata maturazione della cognitività richiede una corretta discriminazione tra oggetto percepito e immagine reale. Analogo discorso per la COPRESENZA DI PIU’ EVENTI, nella norma nelle prime fasi dello sviluppo infantile, ma indice, in età scolare di un inadeguato ordinamento delle sequenze a livello spaziale e temporale. Il bambino disprassico trova difficoltosa l’esercizio di queste attività, grafiche e motorie, per cui l’intervento educativo e riabilitativo deve inevitabilmente prevedere un’ integrazione a livello della motricità fine, affinché sia migliorata la prestazione a livello globale. L’assenza di fluidità genera disgrafia (ovvero una scorretta gestione dello strumento ed una cattiva esecuzione del segno), così come un’esecuzione rallentata rende il gesto difficoltoso e poco armonioso, perché lo blocca e lo spezza nella sequenza operativa. Tuttavia è stato osservato che i ragazzi disgrafici, anche se dimostrano molte difficoltà a livello scolastico per quanto riguarda la collocazione spaziale del gesto e per la rappresentazione morfologica delle lettere o dei segni geometrici, presentano grande ricchezza espressiva nel disegno libero o poco strutturato, in quanto non costretti da spazi, forme e righe. Ciò nonostante i loro disegni sono caratterizzati da un gesto poco fluido nella sua globalità, con frequenti interruzioni nelle sequenze, scatti e numerose linee spezzate o interrotte a testimonianza di un’ elevato grado di tensione nell’esecuzione.

Analisi delle componenti
Proviamo ora ad osservare nelle varie componenti, alcuni elementi riscontrabili sia nel disegno che nella scrittura.

LO SPAZIO, cioè sulla disposizione delle figure/parole sul foglio. Secondo Pulver lo spazio grafico rappresenta, simbolicamente, quello spazio intrapsichico che va a costituire l’immagine di sé e la propria rappresentazione mentale. Pulver suddivise questo spazio in 4 dimensioni in senso latitudinale e longitudinale. La dimensione superiore, cioè la parte alta del foglio, verrebbe così a rappresentare per ognuno di noi, il proprio mondo spirituale ed immateriale, con le proprie fantasie e le proprie proiezioni, ma anche con il proprio mondo di valori e di ideali. ( non è un caso infatti che qui è collocato il cielo!) La zona inferiore del foglio andrebbe di contro a simboleggiare la dimensione della quotidianità materiale, della concretezza empirica basata sull’esperienza del qui ed ora. Per i destrimani in modo naturale, ma, in generale, in modo convenzionale, per tutti coloro che sono stati adeguatamente scolarizzati ed appartengono alla cultura occidentale, il lato dx del foglio contiene una dimensione socializzante, caratterizzata dall’estroversione, orientata al cambiamento e alla condivisione con l’altro. È la dimensione del futuro con tutto il suo carico di apertura, ma anche di preoccupazione legato all’incognita e all’imprevisto. Al suo opposto, invece, la zona sx simboleggia un maggior attaccamento al passato e una richiesta implicita di rassicurazione e contenimento. Un foglio ordinato, con una buona ripartizione degli spazi inoltre non ci offrirà solo indicazioni significative circa le capacità percettive del soggetto, ma ci parlerà di ordine mentale, di capacità organizzative, di autoregolazione degli impulsi, di funzionalità strategiche e via dicendo, tutti elementi che rimandano all’esercizio delle funzioni esecutive. Il bambino disprassico fa fatica ad organizzarsi a livello spazio temporale, per cui la gestione dello spazio grafico, così come in seguito dei quaderni e del materiale di studio, sarà disordinata o poco proporzionata con un particolare investimento di una zona a scapito delle altre Il disordine e la tendenza a non rispettare i margini, tipici dei piccoli, sono quindi per i più grandi indicatori di un disagio, sia esso di tipo funzionale (disprassia, disturbi percettivi, ecc..) o di tipo emozionale (trasgressione, ansia, impulsività, ecc..). Per la legge della diade funzionale, di contro, un’impostazione eccessivamente ordinata con margini definiti in modo statico, può andare ad evidenziare caratteristiche psico-funzionali analoghe.

LA DIREZIONE, cioè la stabilità del segno sul rigo di base. E’ uno degli elementi più evidenti. I bambini disprassici fanno molta fatica ad orientarsi con sicurezza sul rigo di base e a mantenere una direzionalità costante. Questo sia nel disegno che nella scrittura. Ciò è dovuto da un lato a difficoltà nell’inseguimento percettivo, nel mantenere una direzionalità coerente nella coordinazione occhio-mano, ma anche all’elevato grado di tensione prodotto da un gesto non adeguatamente automatizzato. Ne deriva uno stato di vigilanza che, esasperando la tensione muscolare, ostacola il movimento spalla-avambraccio-polso-mano, ed accentua la dispercezione, con inevitabili ricadute anche su un piano emotivo.

LA PRESSIONE, cioè la forza esercitata dallo strumento grafico sulla superficie. E’ indice dell’energia che viene impiegata per tracciare il segno ed è anche un buon indicatore dello stato d’animo del bambino in quel dato momento.. Il tratto dei bambini disprassici è un tratto forte, marcato in modo rigido, con contratture che solcano il foglio, oppure, al contrario molto debole, appena accennato, entrambi segni dell’elevata ansia e della tensione che accompagna l’atto grafico. Non è un caso infatti che questi bambini lamentino spesso un elevato affaticamento, con dolore alle articolazioni della mano, spesso contratte, e con un’elevata sudorazione. Inoltre sono frequenti ripassi e cancellature, elementi che contribuiscono a fornire un quadro di ansia e insicurezza.

LA FORMA, LA VELOCITA’ E LA CONTINUITA’, cioè la prevalenza di curve o angoli, il ritmo e la capacità di produrre legami. I bambini disprassici, proprio per le difficoltà che hanno nel coordinare la manualità della mano e delle dita, con il movimento della spalla e del polso tendono a produrre movimenti spezzati, con bruschi cambi di direzionalità numerose interruzioni e riprese. Questi aspetti rimandano alla fluidità esecutiva intesa sia come destrezza con cui si esegue l’azione, che come derivato della rappresentazione mentale con cui ci si predispone all’azione stessa. L’azione si compone infatti di elementi di esecutività e di elementi di ideatività. Per eseguire un movimento in modo fluido non è necessario saper eseguire le varie azioni singolarmente, ma occorre saperle inserire in una visione globale d’insieme, rappresentarsele a livello mentale nella loro scansione temporale, in modo da coordinare le sequenze in modo armonico e fluente. La disprassia, che prevede sia la presenza di una forma di disprassia ideativa che esecutiva, si contraddistingue a livello grafico per la frammentarietà della linea e per l’assenza di legami che vengono sostituti da collage e riprese. Tale aspetto è accentuato e aggravato dall’utilizzo di sistemi di alfabetizzazione scrittoria e lettoria che accentuano la frammentarietà e bloccano la fluidità ( tastiera, stampatello) Questi elementi inoltre hanno ripercussioni sia per quanto riguarda la raccolta delle informazioni in entrata, che la loro rielaborazione e successiva restituzione ordinata. La difficoltà nell’esplorazione e quindi nella raccolta delle informazioni in entrata, si caratterizza per un’ assenza di pianificazione che si traduce nella presenza di un pensiero frammentario o episodico, in cui i vari elementi non riescono ad essere collegati tra loro in modo appunto consequenziale, organizzato ed ordinato nelle sue sequenze operative. Da qui le difficoltà che presenta il bambino disprassico anche a livello di operazioni più complesse come lo studio e la resocontazione.

LA DIMENSIONE, ovvero la grandezza del tracciato. L’esecuzione di un tracciato grande è maggiormente dispersiva in termini di attenzione e concentrazione, rallenta la velocità e la fluidità, ed accentua la tensione perché richiede un maggior controllo. Di contro una scrittura più contenuta nelle dimensioni riducendo gli stimoli concorrenti favorisce la concentrazione sul compito spostando, da un punto di vista emotivo, l’attenzione del bambino da sé agli altri. Non è un caso infatti che con l’aumento dell’età e della competenza la scrittura si velocizza e si rimpicciolisce.

L’INCLINAZIONE, cioè la pendenza delle immagini o della scrittura. In Italia, nelle scuole, si insegna la verticalità per cui   significative varianti rispetto all’asse verticale devono suscitare interesse. Sebbene non si siano osservate particolari differenze tra rappresentazioni grafiche, in termini di inclinazione, tra bambini disprassici e non, occorre evidenziare che i primi, proprio per la fragilità emotiva a cui sono esposti e per il senso di inadeguatezza che tendono a sviluppare, possono eseguire rappresentazioni grafiche che prediligono il rovesciamento. Tuttavia anche se avere una brutta grafia non significa necessariamente essere disgrafico, vari fattori possono concorrere ad una cattiva qualità scrittoria:

1-COMPONENTI MOTORIE –  Si tratta cioè della difficoltà a reggere in modo adeguato lo strumento grafico, ad esempio a causa di una cattiva prensione o per difficoltà nell’efficienza muscolare, con evidenti ripercussioni nella coordinazione dei movimenti necessari ad eseguire il corsivo. Il tracciato che ne deriva è poco fermo con linee verticali tremolanti o incurvate e con curve ed ovali ammaccati. Le maldestrezze di coordinamento si vedono nelle numerose saldature, nei collage, negli scatti e nelle frequenti collisioni tra lettere, mentre i disorientamenti spaziali si ritrovano nella difficoltà a mantenere il rigo e nelle spaziature incongruenti

2-COMPONENTI DI ECONOMIA –  Riguardano la tendenza a velocizzare l’esecuzione sostituendo la velocità con la precipitazione e, di conseguenza con una riduzione della leggibilità, della precisione e della correttezza. In genere queste componenti si rilevano attraverso la presenza di lettere incompiute, atrofizzate o malformate per trascuratezza, negli ovali che restano aperti o nello scarso sviluppo delle aste o degli occhielli

3-COMPONENTI DI SFORZO – Sono quelle componenti che hanno a che fare prevalentemente con lo stato emotivo del bambino e si traducono in ansia elevata con conseguente affaticabilità, rinuncia al compito o eccesso di perfezionismo. Da un punto di vista grafico si assiste ad un eccessivo prolungamento dei tempi di esecuzione e ad un irrigidimento innaturale del tracciato, con numerosi ritocchi e riprese. Spesso inoltre la fatica insita nell’atto dello scrivere o del disegnare produce un vero e proprio dolore fisico. La concentrazione della tensione a livello della spalla, dell’avambraccio e delle dita provoca fenomeni dolorosi accentuati soprattutto nella richiesta di rapidità. Il bambino tende perciò a rallentare il ritmo grafico, aumentando i movimenti mal coordinati come gli scatti o i blocchi, provocando la sudorazione eccessiva della mano, modificando l’instabilità posturale e causando una scorretta tenuta dello strumento grafico. Questi atteggiamenti andranno a determinare un aggravamento dello stato ansioso aumentando l’irrigidimento tonico globale e favorendo l’insorgere del crampo.

I ragazzi disprassici, presentano tutte queste difficoltà e in particolare:

  • difficoltà di posizione ( mano , dita, carta)
  • difficoltà toniche (spalla, braccio, polso, dita)
  • movimenti difettosi
  • fenomeni dolorosi

Per concludere ci auguriamo che una PEDAGOGIA DEL GESTO GRAFICO rafforzi e sostenga l’insegnamento e l’abitudine a scrivere a mano e soprattutto in corsivo, valorizzando le caratteristiche individuali di ciascun alunno e sviluppando il PIACERE DI SCRIVERE.

Dott.ssa Francesca Zannoni –Milano, www.psicopedagogie.it