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ATTIVITÀ MENTALE E FUNZIONE MOTORIA

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Riprendendo lo studio dell’IRCCS Medea, pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience, “Il lato cognitivo della corteccia motoria”, inserito nel sito lescienze.it, il prof. Piero Crispiani, Direttore Scientifico del Centro Studi Itard,  esplicita le proprie considerazioni sulla relazione tra attività mentale e funzione motoria.
Da sempre noi collochiamo le attività mentali entro le funzioni anche motorie, sulla scorta di diverse opzioni da tempo presenti:
a. la concezione che la fisica ci consegna del movimento, come qualsiasi atto che impatta lo spazio e il tempo, quindi il pensiero, il linguaggio, le emozioni, sono movimenti;
b. la natura sequenziale del pensiero e della coscienza, entrambi regolati dalla successione, come teorizzato da G. Edelman e fino alle odierne visioni della proceduralità (dislessia procedurale in Fawcett, Nicolson, Dean, et al.) esprime la stessa idea della natura anche motoria delle attività del pensiero;
c. la sostanziale congiunzione di mente e corpo su cui il pensiero occidentale ed orientale ragionano da sempre;
d. la naturale declinazione motoria e spazio-temporale di tutto il comportamento umano e delle prestazioni apprenditive e scolastiche, come del resto affermato per tutto il ‘900 dai teorici della psico-motricità o della neuro-psico-motricità;
e. la fondamentale componente motoria del linguaggio attivo e passivo;
f. la fondamentale componente motoria del leggere, scrivere e delle abilità matematiche;
g. la naturale connessione del movimento con la dominanza laterale.
La prossimità del percepire (vedere e udire), immaginare, pensare con il riproporre come agire (il movimento), è ribadita dalle analisi sul fenomeno dei “neuroni specchio”, come anche dalle consapevolezze popolari antiche (“rubare con gli occhi”, “visto-fatto”).
Il lavoro su sequenze di parole, numeri, ma anche note, gesti, toni, pensieri, ecc. appaiono naturalmente ordinate in senso motorio. Il Disprassico-Dislessico esegue male il controllo di sequenze anche orali, ideative, di canto, ecc. Lo stesso ragazzo è lento e disordinato nel collocare o percepire oggetti in diverse posizioni o da diversi punti di vista, processo che Piaget indica come “invarianza” della forma.
I sei compiti sopra indicati, rivelano la forte componente motoria anche alla osservazione empirica, prima che alle rilevazioni neurologiche. Noi diamo grande rilievo alla “rotazione” e la esercitiamo come:
– rotazione corporea generale;
– rotazione segmentale;
– rotazione mentale (di pensieri);
– rotazione di enunciati verbali.
I processi di elaborazione visiva ed uditiva in molti autori ritornano come “processazione percettiva”, ad esempio nei linguisti inglesi in ricercatori sull’autismo, ecc. Tuttavia in Italia sono stati erroneamente associati alla “discriminazione percettiva” (non vede o sente bene le lettere) o alle “decodifica” (non traduce bene segno-suono e suono-segno). Noi consideriamo il problema dell’inseguimento visivo ed inseguimento uditivo ad indicare la funzione di ordinare o riordinare quanto si percepisce, azione che nel D&D è difficoltata. Nell’inseguimento consiste la natura del visuo-motorio, non nella discriminazione di figure.
L’inseguimento visivo e uditivo viene impegnato gravemente quando aumentano gli stimoli e la loro velocità, oppure quando diminuisce la velocità.
Le affermazioni che corredano la ricerca, confermano l’idea della forte sovrapposizione tra pensiero e movimento, quindi della natura anche cognitiva della motricità, assunto non nuovo, ma ora meglio analizzato sul piano neurofisiologico.